Quattro dei sei arrestati sono in carcere a Treviso: chiesta la modifica della misura
TRAFFICO DI AUTO DI LUSSO: TUTTI ZITTI DURANTE L'INTERROGATORIO
Sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio

TREVISO – (gp) Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere tre dei quattro arrestati trevigiani accusati di essere i promotori di un traffico di auto di lusso ottenute attraverso truffe, leasing mai pagati o appropriazioni indebite, radiate dal Pra, reimmatricolate e rivendute all'estero, soprattutto in Svizzera, a inconsapevoli acquirenti. Il tutto attraverso documenti falsi e prestanomi. Si tratta di Luca Pastrello, 40enne di Musile considerato dagli inquirenti falsario e procacciatore di auto, il dominicano Juan Carlos De Jesus Espinal e Francesco Levak, di 30 e 49 anni, residenti rispettivamente a Treviso e in un campo nomadi di Ponzano, per l'accusa i due promotori dell'organizzazione. Ha invece raccontato la propria versione dei fatti (respingendo le accuse e dichiarandosi soltanto un autista all'oscura delle manovre della presunta organizzazione) il 30enne Keidison Jhoenck Pujols Medina. Tutti e quattro hanno presentato però richiesta di modifica della misura di custodia cautelare in carcere: il gip Silvio Maras si è riservato la decisione in attesa del parere del pm Mara Giovanna De Donà, titolare delle indagini. Per tutti (compresi gli atri due arrestati, il 34enne di Siracusa Massimiliano Formica e il 64enne di Padova Sandro Baldan) l'accusa è di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio all'estero di veicoli. La Polstrada di Treviso ha anche denunciato in tutto dodici persone e sequestrato 22 delle 23 auto trattate dall'organizzazione, tra cui Ferrari, Lamborghini, Audi e Bmw, per un valore complessivo di un milione di euro. L'indagine era partita da una segnalazione proveniente dall'agenzia di pratiche auto “Gobbo” di viale della Repubblica il 14 agosto dello scorso anno. Il “prestanome” Balzan, alias Paolo Garro, e il “falsario” Pastrello avrebbero tentato di radiare dal Pra un'Audi Q7. Un banale errore nella documentazione, di solito prodotta a regola d'arte, presentata dai due avrebbe insospettito i funzionari dell'agenzia e mandato a monte l'operazione.